|
del
19 dicembre 1999
|
| Il pellegrinaggio e la missione: l'impegno dei cristiani nel tempo del Giubileo |
|
|
|
I
- Il tempo del pellegrinare Dimenticare "lessere in cammino" equivarrebbe perdere il senso e la misura della propria umanità impedendole di esprimere al meglio la sua apertura verso l'infinito. Il postmoderno, il post-fordismo, i telefonini e internet con le infinite connessioni, l'inflazione di comunicazione pubblica, portano alla scarsità di riflessione sulle esperienze fatte e accentuano il momentaneo e l'ambivalenza; il sentirsi un po' prigionieri dell'istante, delle emozioni e della precarietà fa nascere la nostalgia dell'oltre e del definitivo. L'essere in cammino è dunque il segno che siano portatori di una spiritualità non chiudibile nell'immanenza ma naturalmente aperta a trascendersi, a cercare l'assoluto e il trascendente. "Signore, ci hai fatti per te ed è inquieto Il nostro cuore finché non riposa in te" (S. Agostino). 2.
Le quattro forme di itineranza
3. Il Giubileo propone proprio nel pellegrinaggio uno dei segni più efficaci dei cammino di conversione.
II - In questo tempo dell'itineranza e in questo mondo dei cambiamento, qual è la missione della Chiesa? La
missione della Chiesa è annunciare il Vangelo dell'Incarnazione e del
Giubileo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito,
perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non
ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo
si salvi per mezzo di lui" (Gv 3, 16-17).
"Da
quando Dio è venuto sulla terra se non lo troviamo quaggiù, non lo troveremo
nemmeno in cielo"
III - L'impegno sociale dei laici cristiani nel tempo dei pellegrinare e del Giubileo. 1. Il primo impegno è "esserci" cioè non mimetizzarsi nel mondo, né clericalizzarsi dietro la Chiesa, né accontentarsi di una appartenenza virtuale di schieramento tra i valori cattolici: se Dio non entra anche nella mia storia e non abita anche questo nostro tempo, allora la nostra fede è vuota. "Il Sacro Concilio scongiura nel Signore tutti i fedeli laici a rispondere volentieri alla voce del Signore che in questa ora li invita con maggiore insistenza (AA 33). Occorre riscoprire che "a ciascuno è affidato un compito originale, insostituibile e indelegabile da svolgere per il bene di tutti" (AA l6). Questo cosiddetto "apostolato del simile verso il simile" si svolge quando si è decisi e preparati a trasformare in dialogo educativo e in proposta di fede i tanti rapporti che si stabiliscono nella vita quoti1 diana. La "Christifideles laici" descrive la testimonianza personale come "capillare-costante-incisiva". Ma occorre anche riscoprire la preziosità dell'aggregarsi dei fedeli laici che va oggi in controtendenza con il "fai da te" e la frammentazione. Insieme si sperimenta la comunione e l'essere popolo di Dio, si diventa un segno per il mondo, una forza attrattiva ed operativa, una presenza nella società sia per l'evangelizzazione che per l'animazione dei diversi ambienti. 2. Il secondo impegno dei fedeli laici è quello di non chiudersi nel compiti ecclesiali e disimpegnarsi così dalle specifiche responsabilità nel mondo professionale, sociale, economico, culturale e politico. "Benché l'apostolato intraecclesiale dei laici debba essere stimolato, occorre far sì che esso coesista con l'attività propria dei laici nella quale essi non possono essere sostituiti dal sacerdoti, cioè il campo delle realtà temporali" (Ecclesia in America n. 44). "I cattolici dell'Emilia-Romagna hanno una significativa tradizione di presenza sociale e politica, che ha contribuito in maniera determinante a mantenere concreti spazi di pluralismo nella nostra Regione. I problemi nuovi che oggi vengono in discussione rendono questa presenza sempre più necessaria e richiedono un rinnovato e approfondito collegamento con le sue matrici spirituali e culturali" ("Una Chiesa che guarda al futuro" n. 15). Siccome i fedeli laici vanno preparati, è da ricordare che "il ruolo formativo delle comunità ecclesiali non può restringersi alle sole tematiche liturgiche e catechistiche, ma è chiamato a proiettare la luce della Dottrina sociale cristiana sul mondo vasto e complicato della politica, della economia e del lavoro, della cultura e della vita internazionale" (Chiesa italiana e prospettive del Paese n. 22). 3. Il terzo impegno specificatamente collegato al Giubileo è ripristinare l'ordine originario attraverso la riconciliazione, l'esercizio del perdono, l'attuazione della giustizia e della legalità, la pratica della gratuità, l'allargare i confini della solidarietà, la sobrietà per liberarsi dal consumismo e dagli sprechi. Benché il contributo sia piccolo non si è dispensati di concorrere alla remissione del debito dei paesi poveri, alla cancellazione della pena di morte, all'accoglienza dei più poveri. L'ultimo documento solenne del Pontefice, l Esortazione apostolica "Ecclesia in America" introduce del nuovo nell'impegno sociale dei laici: "In un ambiente nel quale si riscontrano la competizione e l'aggressività, il consumo sregolato e la corruzione, i laici sono chiamati non a fare discorsi sul consumismo e a contestare il principio liberal della concorrenza, ma sono chiamati ad incarnare valori profondamente evangelici come la misericordia, il perdono, l'onestà, la trasparenza di cuore e la pazienza nelle situazioni difficili. "E urgente formare uomini e donne capaci di incidere nella vita pubblica orientandola al bene comune" (Ecclesia in America n. 44). La formazione a cui si allude è certo la competenza professionale e la coerenza della coscienza, ma soprattutto è formare alla capacità del discernimento. Non è facile oggi scegliere fra diritti contrapposti ed é in controtendenza orientarsi per il bene comune. Per arrivare al discernimento viene dato un metodo: "imparano a confrontarsi senza fughe, a entrare nel vivo dei problemi analizzandoli anche nella pluralità delle culture, per individuare inizi di soluzione" ("Le comunità cristiane educano al sociale e al politico" n. 5). Provocazione "Per quel che si può giudicare dai programmi, il Giubileo sembra lo sforzo di ingrandire il padiglione del grande bazar che mette in vetrina la realtà... Potrebbe sembrare che il Giubileo tenda a neutralizzare, nella manifestazione culturale, il momento religioso. Mostre, dibattiti, rassegne, spettacoli che si preparano, assomigliano a quelle grandi esposizioni in cui si illustra il fenomeno culturale e di cui si riconosce la portata storica, ma con il quale non è necessario identificarsi; una grande mostra sui Vichinghi non mira a far diventare Vichinghi gli spettatori. Un Giubileo può diventare facilmente una giubilazione, una festosa collocazione a riposo di ciò che si festeggia e viene ridotto ad una funzione meramente rappresentativa... Mai come oggi, in tutta la sua storia, il cristianesimo è stato sul punto di sparire, di venir emarginato, assorbito, digerito, evacuato e volatilizzato dalla società in un processo indolore, capillare e inconsapevole che lo fa evaporare dalle coscienze e dalle esistenze... Se il cristianesimo dovesse impercettibilmente sparire, sarebbe una perdita per il mondo, anche per chi non aderisce a quel credo. Il Giubileo più che mettere in moto eventi e mostre, potrebbe fornire occasione di formar meglio e diversamente chi è chiamato a testimoniare la fede e dunque - nella speranza di indurre altri a condividere - a far capire cos'è" (C. Magris - Corriere della Sera 03/10/99).
|
| Inizio Pagina |