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del
9 aprile 2000
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| Quando tocca a me: è giunta lora |
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La vita non è tutta una torchiatura né tutta una lieta passeggiata in campagna, ci sono dei momenti difficili, occasioni nodali cariche di responsabilità:bisogna saper vivere come Gesù la propria ora alla luce della fede cioè vedendoli dentro il progetto di Dio, senza fuggire, senza retrocedere, senza imboscarsi, senza trascinare le situazioni non decidendo, senza mettere tra parentesi i propri valori e la propria fede. Dunque bisogna dirsi. Tocca a me, è giunta lora. Ma Gesù non improvvisa. Riconoscere e affrontare lora, è la conseguenza di un cammino di fedeltà al Padre di chi abitualmente osserva la legge dilla nuova alleanza scritta da Dio nella coscienza. Oggi si sente spesso dire che si può ad esempio essere un buon medico o un buon padre di famiglia anche senza essere un buon cristiano. Oggi si interpreta tutto empiricamente. Per molti lessere cristiani è diventato più o meno indifferente al lato pratico. Questa indifferenza è la vera tentazione del cristiano doggi. Lindifferenza non porta a un rifiuto ma praticamente rende ininfluente la fede, soprattutto annulla la fiducia in Dio e nei valori trascendenti e rende tanti che pur si dicono cristiani stanchi, spenti, rinunciatari, tristi, senza speranza, senza futuro. Il Vangelo dellora richiama la tempestività, insegna che la nostra ora come la nostra fede è una questione personale e ineludibile, e ciascuno è solo ed è insostituibile nel prendere le sue responsabilità davanti alla vita e a Dio. Conta molto anche il modo di vivere la propria ora.Il Vangelo di Giovanni ripetutamente insiste su una modalità di vivere lora che viene descritta con la parola gloria che in Giovanni significa tenere unite la sofferenza e il premio, la fatica della semina e la gioia del risultato:Laggiunta della piccola parabola del chicco di grano che deve marcire per portare molto frutto, vuole illustrare la strada del dono come unica via per mettere a frutto la vita di ogni discepolo del Signore che se ha una fiducia grande nel Padre, può dire con Don Mazzolari.:Quando i miei occhi di carne non vedono che il seme che marcisce, la mia speranza vede la spiga. Se nellaffrontare la tua ora vuoi essere felice per poco tempo, ubriacati; se invece vuoi essere felice tutta la vita diventa giardiniere, arricchisci la tua famiglia e il tuo ambito di lavoro della tua presenza viva, servizievole, positiva, da persona già parzialmente risorta. Cè da affrontare il problema della paura. Cosa dice il Vangelo? Ciò che colpisce nel leggere
i vangeli è la straordinaria chiarezza
e sicurezza di idee di Gesù. Non cè ombra di ambiguità o tentennamenti
in Lui. Le esitazioni, il rifugiarsi nel soggettivismo del secondo
me, le formule dubitative forse, mi pare, così frequenti
nei nostri discorsi, non si incontrano mai nei discorsi di Gesù.
Troviamo solo come eccezione il
dramma del Getsemani: Levangelista Giovanni ha due episodi dove
Gesù è turbato al sepolcro dellamico Lazzaro" si
turbò e scoppiò in pianto". Il Vangelo dellora in cui Gesù redime i turbamenti assumendoli su di sé ciò che è assunto è redento, dice che non dobbiamo aver paura dei nostri dubbi e delle paure perché non distruggono la radicalità della sequela; anzi è proprio la debolezza vinta con laiuto di Dio che ci rende più liberi e forti. Don Giuseppe Dossetti ci rivela il suo modo di andare avanti: Chiedere con tutte le mie forze lumiltà profonda, la via maestra e unica della Croce, chiedere la lotta contro lio senza sconto, chiedere la grazia di compiere sempre più atti concreti di spossessamento della mia volontà e di darmi agli altri in una spendita totale. Piacenza, 9 aprile 2000
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