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All’inizio
di questo Convegno molti si aspettano di ricevere qualche indicazione
in più circa il tema scelto “Parabole mediatiche: fare cultura
nel tempo della comunicazione”. In tanti, incuriositi per questo
linguaggio un po’ inusuale, ci hanno chiesto spiegazioni. Se è
abbastanza chiaro il significato della seconda espressione “fare
cultura nel tempo della comunicazione” resta per molti emblematica
la prima parte: “parabole mediatiche”. La duplice referenza
del termine parabole, che richiama sia l’innovazione tecnologica
sia uno dei linguaggi usati da Gesù nel suo insegnamento, vuole
indicare, in primo luogo, che la comunicazione del Vangelo, oggi, non
può essere pensata e non può avvenire senza tener conto
dei nuovi linguaggi e della nuova cultura generata dai media. Ma l’accostamento,
volutamente intrigante, non è solo estrinseco e occasionale o dettato
dalla singolare convergenza dei termini, intende piuttosto evidenziare
una dimensione profonda del comunicare iscritta nello stesso linguaggio
parabolico, ampiamente utilizzato da Gesù.
Questo genere letterario, infatti, evidenzia l’eccedenza del messaggio
che va oltre le parole e le immagini usate. La parabola esalta la forza
evocativa del linguaggio ma nello stesso tempo ne palesa i limiti. Rispondendo
ai discepoli che gli domandano la ragione di tale scelta Gesù risponde:
“Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno
dei cieli, ma a loro non è dato” e prosegue “perché
pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono (Cf Mt
13, 10-13). Con il loro linguaggio narrativo e metaforico, le parabole
di Gesù esprimono la trascendenza del regno di Dio che non a tutti
è dato di comprendere, soprattutto quando manca la predisposizione
interiore.
Annunciare la presenza e nello stesso tempo la trascendenza del regno
di Dio è compito, da sempre, di quanti abbracciano la sequela di
Cristo e intendono comunicare la fede nel contesto in cui si trovano a
vivere. Le parabole di Gesù ci testimoniano che è possibile
dire l’eterno nella caducità del vissuto quotidiano, che
è possibile raccontare la verità assoluta nella precarietà
della cultura che muta, che il tutto può risplendere nel frammento
della vita. Ancora oggi, seguendo la sapienza del Verbo fatto carne siamo
chiamati a comunicare il Vangelo, come suggeriscono gli orientamenti pastorali
per il decennio, innestando la nostra testimonianza nelle pieghe della
storia contemporanea, il cui codice interprativo è da ricercare
nella cultura mediale che ci avvolge.
La moltiplicazione dei mezzi di comunicazione e la loro accresciuta potenza
possono favorire la conoscenza della verità e del bene dell’uomo,
ma il più delle volte rischiano di essere usati in modo indiscriminato
contro l’uomo e la verità: invece di unire dividono, invece
di illuminare oscurano e confondono, invece di far risplendere e comunicare
la bellezza delle cose indugiano sul male e ne amplificano gli effetti.
I nostri giorni non sono così diversi da quelli in cui l’umanità
affrontò l’impresa della Torre di Babele, sperimentando,
in modo tragico, la confusione delle lingue. L’uomo che pensa di
farsi come Dio e pensa di poterlo fare oscurando Dio stesso, resta disorientato
e finisce per smarrirsi. L’umanità ha bisogno di recuperare
lo spirito della Pentecoste, di ritrovare una comunicazione fondata sulla
dignità inviolabile della persona, sulla promozione della pace
e della giustizia, sull’apertura ai valori spirituali.
E’ questa una delle principali componenti della sfida culturale
che siamo chiamati ad affrontare e a cui la Chiesa italiana ha messo mano
da qualche anno con determinazione e con senso profetico. Il progetto
culturale, entro cui si colloca questo appuntamento, vuole essere, infatti,
la risposta alle domande che emergono con sempre più insistenza
nella nostra società: quale senso dare alla convivenza civile?
Quale destino attende l’uomo diventato così potente, ma anche
cosi tragicamente fragile? Quale contributo possono dare coloro che vivono
la fede in Dio, e in particolare i cattolici? Una prima condizione per
affrontare questa sfida culturale è quella di non essere passivi;
non ce lo permette la fede che professiamo, non corrisponde alla tradizione
dei cattolici italiani, non ce lo consente il tempo presente segnato da
profondi e rapidi cambiamenti. La presenza così numerosa a questo
convegno e l’adesione ancor più ampia all’Udienza del
Santo Padre, che per la prima volta incontrerà gli operatori della
comunicazione e della cultura, testimoniano che nella Chiesa italiana
ci sono tante persone desiderose di servire il Vangelo impegnandosi su
quella frontiera avanzata dell’annuncio che passa attraverso la
cultura mediale.
Impresa certamente non facile, anzi ardua, per la quale servono energie
nuove, competenze specifiche e, soprattutto, un cambiamento di mentalità
da parte di tutta la comunità ecclesiale. Dal Convegno di Palermo
ad oggi, è stata tracciata una strada fatta di riflessione e di
iniziative concrete, sul versante dei media e su quello della cultura,
promuovendo sinergie e prestando attenzione ai profili nazionali delle
problematiche come anche alle realtà locali e alla presenza viva
della Chiesa nel territorio. Contrariamente a quanto emerge dalla pubblicistica
più diffusa, l’attitudine della Chiesa non è certo
di conservazione; per sua natura, infatti, ossia per l’opera instancabile
del suo Signore, che fa “nuove tutte le cose” (cf Ap 21,5),
la comunità ecclesiale è chiamata a dare risposte adeguate
e originali all’altezza dei tempi e della missione che ha ricevuto.
Questo Convegno viene quindi da lontano e speriamo che possa portare lontano,
sulla scia degli orientamenti pastorali per il decennio di cui intende
essere un approfondimento e nello stesso tempo una forte attuazione progettuale.
Il Convegno non ha la pretesa di essere un momento alto di studio; la
ricerca e l’approfondimento sono stati affidati a degli strumenti
già inviati nelle diocesi e ai referenti nei mesi scorsi o inseriti
ora in cartella; nuovi materiali saranno messi a disposizione nel corso
del Convegno, altri ancora saranno reperibili attraverso internet. Questo
Convegno vuole essere, piuttosto, l’occasione per una forte convergenza
dei responsabili della comunicazione e dei media che si ritrovano con
i referenti per il progetto culturale e con i responsabili dei Centri
culturali, attorno ad un progetto della Chiesa italiana che ha molte sfaccettature
e si esprime in mille iniziative, ma tutte riconducibile al medesimo obiettivo:
contribuire al rinnovamento culturale del Paese valorizzando la valenza
culturale della fede e il patrimonio di tradizione e di capacità
creativa dei cattolici italiani.
Pur nella brevità delle giornate che potremo trascorre insieme,
cercheremo di affrontare alcune questioni nodali a partire dai contributi
che verranno, in primo luogo dalla prolusione del Cardinale Camillo Ruini,
Presidente della CEI, a cui va la nostra più sentita riconoscenza
per aver lanciato con i vescovi italiani il progetto culturale e per il
sostegno dato ai media e alle attività culturali nonché
a questo Convegno, e poi dalla relazione del Prof. Zygmunt Bauman, che
ci aiuterà ad inquadrare i lavori all’interno dei grandi
scenari del nostro tempo. La giornata di domani sarà particolarmente
intensa con la presentazione della ricerca, appositamente commissionata
per questo Convegno e curata dalla Fondazione Censis, sul rapporto tra
giovani e cultura.
Seguirà poi una tavola rotonda circa l’impegno dei cattolici
per fare cultura nel nostro tempo. La proiezione della nostra riflessione
sulla situazione del Paese avverrà anche attraverso l’incontro
con esponenti istituzionali, a cui chiederemo di fare il punto sulle prospettive
del Paese, in particolare sul versante della comunicazione, che tanti
interrogativi solleva sia in ordine agli assetti sia per quanto concerne
la qualità dei programmi. Nel pomeriggio ci soffermeremo sulla
situazione europea e sull’impegno delle aggregazioni che, in Italia,
operano nei vari settori delle comunicazioni sociali e delle attività
culturali. Approfitteremo anche delle due serate per alcuni momenti alti
di comunicazione. Questa sera, in questa stessa sala che diverrà
un set televisivo, si svolgerà un dibattito che verrà trasmesso
in diretta da Sat2000 e dalle emittenti collegate, mentre domani potremo
partecipare all’anteprima del Film sull’Apocalisse, realizzato
dalla Lux Vide, che verrà messo in onda dalla Rai nelle prossime
settimane.
Il Convegno vivrà il suo momento culminante nell’udienza
speciale concessa dal Santo Padre, alla cui persona fin d’ora va
il nostro affettuoso saluto e il nostro più sentito ringraziamento
per quanto vorrà dirci. L’udienza sarà preceduta dalla
sessione allargata del Convegno che affronterà, in una prospettiva
interdisciplinare, il tema: “Comunicazione e cultura: nuovi percorsi
per l’evangelizzazione nel terzo millennio”. Nell’Aula
Paolo VI si uniranno a noi tantissimi operatori della comunicazione e
della cultura che da tutta Italia, con un’adesione che è
andata oltre le aspettative, verranno a Roma per incontrare il Santo Padre
e per condividere assieme un progetto che si fa ogni giorno più
affascinante e coinvolgente. Con questo primo incontro degli operatori
o animatori della comunicazione e della cultura, si rende ancor più
visibile quanto grandi siano le potenzialità della Chiesa italiana
e nello stesso tempo quanto importanti siano, per il bene della Chiesa
e del Paese, tutti coloro che vivono e testimoniano la loro fede cercando
ogni giorno di fare cultura alla luce del Vangelo.
È doveroso, infine, dire un grazie a tutti i relatori per il contributo
che sapranno offrirci e a tutti coloro che hanno lavorato per la realizzazione
di questo appuntamento, facendo fronte anche alla gradita sorpresa, non
priva però di qualche inconveniente per il quale ci scusiamo fin
d’ora, di una partecipazione molto più ampia del previsto.
Anche a nome dei responsabili del servizio nazionale per il progetto culturale,
con cui abbiamo curato la progettazione e l’organizzazione di questo
Convegno, promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni
sociali, auguro a tutti buon lavoro.
puoi scaricare
il documento originale messo a disposione dal Servizio per il Progetto
Culturale ....qui
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