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Comunicazione
e cultura:
nuovi
percorsi per l’evangelizzazione nel terzo millennio
CIl tema, che mi è stato proposto, comprende tre concetti principali:
comunicazione - cultura - evangelizzazione. Innanzitutto occorre dire
che i due concetti di comunicazione e di evangelizzazione sono chiaramente
collegati: evangelizzazione è comunicazione di una parola, che
è qualcosa di più che una parola - è un modo di vivere,
anzi la vita stessa. Così l'impostazione del problema è
innanzitutto: come il vangelo può superare la soglia fra me e l'altro?
Come si può giungere ad una comunione nel vangelo, così
che esso non solo mi unisca all'altro, ma unisca entrambi con la parola
di Dio e così ne nasca un'unità che vada veramente in profondità?
Fra le due parole comunicazione ed evangelizzazione nel nostro tema si
trova la parola cultura. Evidentemente si intende così designare
il mezzo di comunicazione, l'ambiente, nel quale si può verificare
la comunicazione. Di fatto il vangelo non viene portato ad uomini, il
cui spirito sarebbe una "tabula rasa", come secondo Aristotele
e Tomaso d'Aquino è lo spirito umano nel primo momento del risvegliarsi
alla vita. No, la tavola dello spirito, alla quale giunge la nostra predicazione,
è riempita di molteplici scritte e viene continuamente in contatto
con innumerevoli comunicazioni, così che sembra quasi impossibile
collocarvi ancora qualche altra cosa. Nell'odierna sovrabbondanza di informazioni
vi è ancora posto sulla tavola delle nostre anime, ovvero il vangelo,
come sembra accadere spesso, può essere scritto ormai solo sul
suo margine più esterno? O forse il vangelo non è un'informazione
fra le altre, una riga sulla tavola accanto ad altre, ma la chiave, un
messaggio di natura totalmente diversa dalle molte informazioni, che ci
sommergono giorno dopo giorno? Dalla questione della caratteristica di
questo messaggio dipende anzi anche la questione della forma giusta della
sua comunicazione. Se il vangelo appare solo come una notizia fra molte,
può forse essere scartato in favore di altri messaggi più
importanti. Ma come fa la comunicazione, che noi chiamiamo vangelo, a
far capire che essa è appunto una forma totalmente altra di informazione
- nel nostro uso linguistico, piuttosto una "performazione",
un processo vitale, per mezzo del quale soltanto lo strumento dell'esistenza
può trovare il suo giusto tono?
Non è facile dare una risposta. Avevo affermato che la tavola dello
spirito non è priva di scritte. Dobbiamo aggiungere: la persona
umana non è mai sola, essa viene plasmata da una comunità,
che le offre le forme del pensare, del sentire, dell'agire. Questo insieme
di forme di pensare e di rappresentare, che plasma in antecedenza l'essere
umano, la chiamiamo cultura. Della cultura fanno parte innanzitutto la
lingua comune, poi la costituzione della comunità, quindi lo stato
con le sue articolazioni, il diritto, le consuetudini, le concezioni morali,
l'arte, le forme del culto, ecc.. La parola del vangelo si inserisce in
questo insieme vitale della "cultura". Si deve rendere comprensibile
in essa, e deve divenire efficace in essa, plasmare tutta questa forma
di vita, essere in essa per così dire lievito, che penetra tutta
la massa. Il vangelo in una certa misura presuppone la cultura, non la
sostituisce, ma la plasma. Nel mondo greco al nostro concetto di cultura
corrisponde quale termine più adeguato la parola paideia - educazione
nel senso più alto, in quanto conduce l'uomo alla vera umanità;
i latini hanno espresso la stessa cosa con la parola eruditio: l'uomo
viene di-rozzato, viene formato quale vero essere umano. In questo senso
il vangelo è per sua natura paideia - cultura, ma in questa educazione
dell'uomo si unisce a tutte le forze, che si propongono di configurare
l'essere umano come essere comunitario.
puoi scaricare
il documento originale messo a disposione dal Servizio per il Progetto
Culturale ....qui
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